La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che nel suo primo mandato aveva tracciato il sentiero dell’UE puntando anzitutto sulle rinnovabili con il Green New Deal, fa una virata a sostegno del nucleare, sostenendo che le due fonti di energia “possono diventare garanti congiunti di indipendenza, sicurezza dell’approvvigionamento e competitività”.

Intervenendo a Parigi in occasione del secondo vertice mondiale sull’energia nucleare organizzato dalla Francia e dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), von der Leyen ha definito l’abbandono dell’energia nucleare civile da parte dell’Europa un “errore strategico”, sostenendo che la guerra in Medio Oriente ha messo a nudo la “vulnerabilità” del continente ai combustibili fossili.

“È stato un errore strategico per l’Europa voltare le spalle a una fonte affidabile e conveniente di energia a basse emissioni”, ha aggiunto.

Nel suo intervento che giunge mentre l’Europa si trova sotto pressione per l’impennata dei prezzi di petrolio e gas ai loro massimi dall’invasione russa dell’Ucraina del 2022, von der Leyen ha annunciato che l’esecutivo europeo ha pronta una nuova strategia per i piccoli reattori modulari e ha assicurato che Bruxelles metterà sul piatto una garanzia da 200 milioni di euro per sostenere gli investimenti nel settore.

“Il nostro obiettivo è che questa tecnologia sia operativa in Europa dall’inizio del 2030, in modo da giocare un ruolo chiave a fianco dei reattori nucleari tradizionali in un sistema energetico flessibile, sicuro ed efficace”, ha dichiarato von der Leyen.

Per quanto riguarda la garanzia di 200 milioni di euro per sostenere gli investimenti privati nelle tecnologie nucleari innovative, la presidente della Commissione UE ha rivelato che le risorse proverranno dal sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) dal 2005 considerato la pietra angolare della politica climatica europea.

L’iniziativa sarà annunciata come parte della strategia Ue sui piccoli reattori modulari in adozione oggi dal collegio dei commissari.

Con questa misura, ha affermato la presidente della Commissione, l’UE non solo ridurrà “il rischio degli investimenti in queste tecnologie a basse emissioni di carbonio”, ma fornirà anche “un segnale chiaro affinché altri investitori si uniscano a noi”.

Von der Leyen ha anticipato che la strategia farà leva su altre due misure chiave: la creazione di “sandbox normativi” affinché “le aziende possano testare tecnologie innovative” e il rafforzamento della “cooperazione transfrontaliera” attraverso un allineamento dei quadri normativi, l’accelerazione del rilascio delle autorizzazioni e lo sviluppo di competenze.

Come ricordato anche da von der Leyen, l’UE ha assistito negli anni a un progressivo declino dell’energia elettrica derivante dalla produzione nucleare. Nel 1990 circa un terzo della propria elettricità derivava dall’atomo, mentre oggi la quota è scesa ad appena il 15% circa a causa di una progressiva dismissione degli impianti, in particolare dopo il disastro di Fukushima in Giappone del 2011, che ha rafforzato i timori emersi dalla catastrofe di Chernobyl del 1986.

Ad oggi i 98 reattori nucleari (96 GWe) in funzione in 13 dei 27 Stati membri dell’UE rappresentano circa un quarto dell’elettricità generata nell’intera Unione europea. Tuttavia, come emerge dai dati della World Nuclear Association, oltre la metà dell’elettricità nucleare dell’UE è prodotta in un solo Paese: la Francia.

Secondo l’ottavo Nuclear Illustrative Programme (PINC) della Commissione europea, pubblicato nel giugno 2025, la capacità nucleare installata dell’UE dovrebbe passare da 98 GWe nel 2025 a circa 109 GWe nel 2050. Per sostenere questo percorso, Bruxelles stima un fabbisogno di investimenti di circa 241 miliardi di euro entro metà secolo, di cui 205 miliardi per nuovi grandi reattori e 36 miliardi per l’estensione della vita operativa degli impianti esistenti. La Commissione precisa inoltre che questa stima non include ancora il fabbisogno aggiuntivo legato a SMR, AMR, microreattori e fusione.

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